SOCIETA’ DI COMODO E IN PERDITA SISTEMATICA

L’argomento trattato oggi non è di certo una novità, ma torna tutti gli anni in auge ad ogni inizio di “Campagna Dichiarativi”. Mi piacerebbe che tutti fossero a conoscenza della problematica discussa, che talvolta porta nefaste conseguenze sia in capo agli imprenditori che ai lavoratori (come nel caso specifico che vi porterò ad esempio).
Che cosa sono le società di comodo? Sono quelle società che il Fisco presume non svolgono effettivamente alcuna attività, costituite unicamente a scopo elusivo (cioè al solo scopo di pagare meno tasse). Per questo motivo da molti anni in dichiarazione si calcolano i “Ricavi presunti” (determinati utilizzando dei coefficienti applicati ai beni societari). Se i ricavi della società sono inferiori a quelli stimati, si presume che la società sia di comodo; vengono quindi applicate imposte maggiorate, calcolate su di un reddito determinato in modo presuntivo, ed altre importanti limitazioni (ricordo infine che vi sono alcune cause che comportano l’esclusione e o la disapplicazione automatica della normativa in questione).
Che cosa sono le società in perdita sistematica? Introdotte da pochi anni, sono quelle società che risultano in perdita fiscale per 5 esercizi consecutivi (solo da quest’anno, prima ne bastavano 3), o che per quattro esercizi sono in perdita ed in uno hanno realizzato un reddito inferiore a quello “minimo” presuntivamente determinato per legge.
In un periodo di profonda crisi congiunturale come questo, non è così impossibile che una società sia in perdita per un lungo periodo (come nel settore casalingo, immobiliare, ecc). Il Fisco presume in modo automatico che se in perdita per un certo periodo, l’impresa sia antieconomica e quindi l’imprenditore deve chiuderla. Se non lo fa è perché nasconde qualcosa.
Mi viene in mente il caso specifico di una società che esiste da più di 50 anni, che operava in un settore già in crisi prima del 2008 e che dall’inizio della crisi purtroppo ha avuto due annualità in perdita fiscale ed una con un reddito al di sotto di quello minimo di legge. L’imprenditore che stava cercando di risollevare le sorti della società esplorando nuove nicchie del settore è stato investito come un treno dalla normativa sulle perdite sistematiche (a fronte di un’ingente perdita gli veniva richiesto di pagare circa € 40.000 di imposte), non ha potuto far altro che chiudere l’azienda lasciando di fatto a casa tutti i lavoratori. Magari la società avrebbe chiuso dopo poco, o forse grazie alla nuova strategia si sarebbe ripresa. L’unica nostra certezza è che questo non lo sapremo mai…

Dott. Tommaso Saglietti

P.S. Trattando questo argomento non intendo risolvere qualsivoglia dubbio ma voglio dare un’ informazione generale sull’argomento.
Rammento che la fiscalità in Italia cambia quotidianamente, quindi le notizie lette oggi possono risultare non veritiere domani